lunedì 25 marzo 2013

La stagione dei "Se fosse"



E se una parte di me si rassegna alla rinnovata constatazione che la mezza stagione, e quella primaverile in particolare, non esiste più, c’è un’altra parte che di speranza vive. Ed è quella che spera di svegliarsi domattina con il sole, indossare i colori della gioia e uscire a sgambettare sulla spiaggia, gustando tutti i privilegi di chi fa prima a raggiungerla che ad immaginarla. La spiaggia.
Ma i tempi di “Che fretta c’era, maledetta primavera…” mi sembrano più che passati e se apro l’armadio trovo le mie ballerine che piangono disperate sulle spalle di blazer altrettanto delusi..
Per fortuna esiste un luogo impermeabile alle piogge tardive, sordo al vento e impassibile anche al grigiore di certe giornate di marzo. Un luogo mentale, una palestra dell’immaginario, aperta 24 ore su 24, senza pause. In questi giorni la specialità che va per la maggiore è il “se fosse”.
Sì, se fosse. Giacchè non lo è.
E allora mi sono divertita a immaginare i mille volti che potrebbe avere questa primavera, sperando di invogliarla un po’ ad arrivare.
Se fosse un colore. Sarebbe il giallo. Quest’anno mi gira così. Vedo giallo dappertutto, anche dove in passato non lo avrei mai nemmeno immaginato. 




Se fosse un sapore. Sarebbe quello del caviale accompagnato dallo champagne. Che è tanto speciale quando ti capita in una giornata normale. Con una compagnia normale. Che in silenzio lo spalma su piccoli quadrotti di pane, su un velo di burro. Salato. Of course.


 
Se fosse un profumo. Sarebbe Benzoino. Non ho dubbi. Dopo aver incontrato il profumo di una vita, dopo aver finalmente dato un nome a quel “sentore di”. Finalmente Hiperborea.



 
Se fosse un libro. Sarebbe il mio. Ma in attesa di “scrociare” le dita, è “L’ultima riga delle favole” di Massimo Gramellini. Perché raramente si incontra una sensibilità così vicina alla propria.




Se fosse un accessorio. Sarebbe una mega kefiah. Come quelle di Martignoni Como. Roba che quando la indossi passi da “ la ragazza con la kefiah” a “ la kefiah con la ragazza dentro”.



Se fosse un fiore. Sarebbe la ginestra. Tanto per rimanere nel giallo.



Se fosse un sentimento. Sarebbe l’attesa. Ma quella speciale. Che prelude alla più bella delle sorprese. Che per me si chiama Giovanni. E che arriverà non appena avrò conseguito la patente di zia!


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