lunedì 15 aprile 2013

A mon avis....della nobile arte di nutrire il corpo e l'anima..



Per Proust furono le petit madaleines. Per me il the verde. Deteinato, please.
Questo rito, che si ripete con quotidiana (almeno nelle intenzioni) costanza, talvolta mi riporta all’essenza di certi pensieri, di gesti che si ripetono, di abitudini consolidate attraverso le quali ritrovo l’essenza del tempo.


E’ primavera. La numero 39 per me. 39 appuntamenti con una stagione che è più volubile di una donna il giorno prima delle nozze e che si fa attendere più di una sposa all’altare.
Mi piace pensare alla mia età come a un susseguirsi di primavere (lo so, non sto inventando nulla..) molto più che come una scialba contabilità di anni. Che poi l’anno inizia a gennaio, quando fa freddo, e l’unica cosa che prolifera sono i batteri influenzali. E tocca riprendersi dalle abbuffate natalizie.. Di buono ci sono i saldi ma personalmente mi deprime girare per negozi che, nel giro di una notte, quella tra il 6 e il 7 gennaio, magicamente si trasformano da paradiso del fashion, con tanto di luminarie e candele aromatiche, in cimitero del buon gusto, con tanto di manifesti a tappezzare le vetrine e merce accatastata secondo criteri che, evidentemente, non seguono altro criterio che quello del libero sfogo delle frustrazioni delle commesse.
Se poi gli anni volessimo contarli a partire dal giorno del proprio compleanno, mi andrebbe bene anche quello. Però sarebbe il caos, perché ognuno avrebbe un giorno diverso. Per cui bisognerebbe inventare un “convertitore di primavere”, del tipo da primavera ad anno…Per non parlare di quelli che sono stati il 29 febbraio, sempre in vena di sconti sull’età..
Sorseggio il mio the verde e penso alle primavere che ho vissuto. E sorrido. Perché mi sembra di essere ad un passo da certe verità che portano il segno di quell’incredibile alchimia che è data dalla combinazione del tempo e dell’esperienza. Ad un passo, sì. Ma non dal raggiungerle. No. Ad un passo dall’averle superate. 


Riflettere sul cibo è una di quelle cose che faccio o per fame, o per voglia di qualcosa di buono. Spesso, quindi. “Che bello il giorno in cui smettiamo di fare ogni sforzo per essere giovani, o magri.” Diceva così James William, lo psicologo irlandese. Ed è trascorso un secolo abbondante da allora, segno che certe paturnie della modernità covavano già da un pezzo nelle stanze dei bottoni cerebrali. Dieta a zona, dieta Dukan, dieta dissociata, dieta della luna (!), dieta Atkins, nomi altisonanti e programmi alimentari talmente conosciuti che augurare la metà del successo alla battaglia contro la morte del congiuntivo italiano sarebbe un successo planetario. Storie di privazioni al limite dell’anoressia alternate ad autentiche venerazioni del carboidrato piuttosto che della proteina, a seconda della parte da snellire.


Condanne inappellabili al frumento e al glutine a favore della riscoperta di grani nobili dell’epoca egizia o maya. Roba che la gente impara la storia e la geografia andando dal dietologo. Interdizione assoluta del sale marino nostrano (quello di Trapani si salva ancora) e apertura incondizionata agli equivalenti purchè provenienti dall’Himalaya, dall’Oceano Pacifico, dall’Australia e comunque da almeno 10.000 km dalla tavola che li ospita. Diciamocelo: non avere un programma alimentare personalizzato, può essere, di questi tempi, un segno di scarsa personalità. Proporrei, a tal riguardo, di inserire una sezione nei format dei curriculum vitae, o sulle pagine dei principali social network, con tanto di LIKE button, in cui specificare la dieta seguita, con citazione del personal trainer, della star hollywoodiana di riferimento, e il progressivo dei risultati raggiunti nelle ultime tre settimane. AMAZING!

Per non parlare delle implicazioni sociali delle scienze alimentari: roba che inviti un’amica per un aperitivo e ti arriva una risposta del tipo “ No grazie, sono in Tisanoreica” o peggio “ Ho la Dukan”…

Le diete fanno parte del vissuto di ogni donna che si rispetti. Come il sogno di essere più magre, più toniche, di veder la cellulite dissolversi come una medusa al sole, o i capelli bianchi sparire scaricando una specifica app su iphone. E’ però vero che, peggio della scienza politica, con il suo sforzo di mettere d’accordo il rigore della scienza e la volubilità della politica, esiste solo la scienza alimentare, l’unica in grado di mortificare su un canale digitale quello che su un canale analogico è appena stato santificato come la panacea di tutti i mali. 


Per fortuna, ad un passo dalla verità, sì ad un passo dopo di essa, ci sono le persone normali, che sono ancora capaci di trovare un posto per ogni cosa, un valore per ogni elemento e un sano adattamento ad ogni situazione, seguendo la dieta più difficile di tutte, forse, ma la sola che nella vita possa portare un qualche risultato: la dieta degli equilibri. Fatta di un sorriso davanti ad una bella fetta di torta con le amiche, di un invito a cena con la voglia di rivedersi, della curiosità per i sapori diversi e la voglia di sperimentarne di nuovi. 


Ma anche di una salutare corsa in riva al mare, di un costante rispetto per il proprio corpo e per i propri ritmi. Abbandonandosi agli eccessi il tempo necessario a capire il senso di ciò che è lontano dal nostro benessere.








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