venerdì 9 agosto 2013

A proposito di Mister Gwyn (per caso Baricco ne sa qualcosa?)

Baricco mi dà da pensare. Sono trascorsi un paio di giorni da quando ho ultimato la lettura di Mrs Gwyn, ultima (credo) fatica letteraria di Baricco, e sono ancora qui a farmi delle domande, non tanto in nome di una necessità razionale di trovare risposte, quanto per il desiderio di acciuffarlo un po’ di più questo Mrs Gwyn, prima che fugga troppo lontano. Effettivamente è di un campione di fughe che sto parlando. Me lo immagino come uno di quei soggetti ombrosi, ricorrenti nelle biografie  delle donne che amano troppo… un tipo sempre perso nei suoi mondi intrecciatissimi, sordo alle ricorrenze, perennemente alla ricerca di forme personali di tranquillità, dove pascere solitudini impermeabili agli affetti, inattaccabile rispetto a qualsiasi forma di socialità tradizionale. Uno di quelli che o ignori totalmente o dei quali ti innamori follemente. Senza passare per la mezza misura. 


 photo by Liquida.it

Dunque Baricco approda a Gwyn mentre quest’ultimo è in odore di bilanci di vita. Scrittore di comprovata fama, Mister Gwyn attraversa una fase di crisi personale che cerca di sintetizzare in un elenco di 52 cose che non farà più nella propria vita. Manco a dirlo, “scrivere” è tra le cose che ha deciso di non fare più. Dopo alcuni anni trascorsi a cercare un’occupazione alternativa, che possa procurargli un valido motivo per continuare ad esistere, intuisce una probabile soluzione, talmente innovativa da non riuscire egli stesso a valutarne la portata e la fattibilità. Diventerà copista, secondo una etimologia del termine del tutto personale che prevede che il lavoro di copiatura sia svolto su esseri umani. Farà ritratti di persone ma avvalendosi della parola. Pago di aver trovato una nuova modalità esistenziale nella quale nascondersi per continuare a sentirsi vivo, organizza il nuovo lavoro  sfidando il pessimismo del suo agente e le perplessità di altri personaggi, reali ed immaginari. Allestisce uno studio di posa con meticolosa cura del dettaglio e, dopo una breve fase sperimentale, funzionale per Baricco alla definizione di un altro personaggio cardine della vicenda, la poliedrica Rebecca, dà seguito alla brillante quanto breve attività di copista sui generis.
Nove i personaggi che, a seguito della selezione operata da una inflessibile Rebecca, saranno ammessi al privilegio del ritratto a parole, tutti tenuti al più severo riserbo sull’attività di Mrs. Gwyn. Dieci i ritratti che, dopo la sparizione di Mrs Gwyn, comporranno il rebus nel quale si addentrerà Rebecca alla ricerca, al pari del lettore, del filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità, per dirla con Montale.
Baricco pare voler cedere, sul finale, al dovere di risolvere l’enigma, come spinto da un obbligo morale verso il lettore. E così accompagna Rebecca nella sua caccia al tesoro, affidandole, in questa sua veste di vicaria finale del protagonista, tutti gli elementi essenziali che erano passati per la vita di Mister Gwyn, ai tempi in cui era un’incognita per chi lo conosceva. Ma al contempo l’autore lascia intuire a chi vuole e lo desidera, che quella chiave potrebbe non essere l’unica interpretazione possibile. E in questa ideale trappola tesa al lettore che non si accontenta, continuano a balenare personaggi quali la signora con il foulard, il venditore di lampadine e la ragazza viziata, protagonista dell’ultimo ritratto. Per non parlare dell’autore dei racconti meteorologici.
Incantata quanto molti altri lettori da riflessioni quali “Non siamo personaggi, siamo storie. Ci fermiamo all'idea di essere un personaggio impegnato in chissà quale avventura, anche semplicissima, ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c'è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori, i silenzi..” ma anche “…tutti siamo qualche pagina di un libro, ma di un libro che nessuno ha mai scritto e che invece cerchiamo negli scaffali della nostra mente” rimango in attesa di ulteriori illuminazioni. Senza fretta.



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