venerdì 15 marzo 2013

L'importanza del piano C



“Sai, per sopravvivere ci basta un sogno […]
E all’improvviso, il tutto si delinea proprio come non avrei pensato mai e nell’immagine il respiro si distingue ora per ogni gioia, lacrima, tuo sorriso sentirai una forza dentro te che vince ogni limite!”. Così dice Gualazzi.

  
In genere i sogni sono il piano B di chi è rimasto deluso della realtà. Ma se anche i sogni non bastassero?


Il piano B, diciamocelo, è passato di moda. Da un pezzo. Sopravvive solo in certe frange in cui si annida lo spirito pratico della quotidianità. Esci con il sole, ma è meglio se porti anche l’ombrello. Organizzi un a festa all’aperto ma attrezzati anche per la modalità indoor. La organizzi a base di pesce ma ti pare che non si presenti il vegano di turno? Ti presenti all’appuntamento di lavoro in tacco 12 ma conti i minuti che ti separano dalla modalità flat… Matrimonio in vista? Almeno tre mise diverse e relativo parco accessori da scegliere in base al tempo e all’umore. Ovviamente sono le donne ad aver inventato il piano B, o per lo meno, ad avergli dato un nome e, di conseguenza, ad aver creato quella fitta trama di relazioni che si istituiscono tra una alternativa ed un'altra. Problematizzandola. Ovviamente. Come è nel nostro stile.. 

Voglio rinascere uomo. In quel regno dove non esiste il piano B, e quindi non ha ragione di essere neppure il piano A. Esiste solo un fluire di vita che va in una direzione. Se poi va in un’altra….ma dove vuoi che sia il problema?? Alla peggio, si risolve con un impermeabile, quello che ormai ha preso lo stesso colore della carrozzeria dell’auto, che si confonde con il sedile posteriore e che, mai, dico mai, si gualcisce. Bah!

A voler fare una riflessione meno pratica, più astratta, direi che, personalmente ho superato il piano B da un pezzo. Forse mi trovo alla C. Ho perso il conto. Un po’ come il governo. Non bastava il dualismo storico tra centro destra e centro sinistra. Convinti di essere ognuno la metà migliore del mondo. Ora ci sono i grillini. Sono loro il piano C. Quello inaspettato, che non sai cosa riserva, dove conduce. E in questo sono lo specchio di tanti come me, che in tempi come questi hanno continuato a fare progetti, sempre e a qualunque costo. Che hanno tenuto alto il morale e la morale. Che hanno continuato a sfidare i luoghi comuni e le persone comuni, quelle con il didietro sempre parato, anche quando le cose vanno male, quelli che il piano B lo hanno ricevuto in eredità dai genitori, e ora sono terrorizzati all’idea di vederselo tassare..
Non è un caso che si chiami C. 

C sta per Cuore. Solo chi ha un cuore grande e forte può arrivare a formularlo.
C sta per Costanza. E ce ne vuole parecchia per non fermarsi a metà strada. Fosse anche soltanto per riprendere fiato.
C sta per Cadere. Ed è la condizione essenziale per rialzarsi.
C sta per Credere. In Dio. Innanzitutto. E in se stessi poi. 



mercoledì 13 marzo 2013

Parlaci di ....me!



39 anni, 39 di scarpe...e tutta la vita ad inseguire coincidenze..perdendosi dentro un libro o tra le righe di una poesia nuova...cercando il rosa anche nel nero, profumando di vaniglia e di peonia... consolandosi con un gelato al cioccolato fondente e ridendo di una caduta da un tacco 12...eccomi in una giornata qualunque...


La voce delle passioni è la scrittura. E di scrivere io non mi stanco mai. Perché il pensiero cerca testimoni, eredi testamentari cui affidare un filo, un senso, la sua logica.
Ho una laurea in lettere e non mi va di giustificarmi. Soprattutto di questi tempi. Così avidi di esprimersi, così verbosamente parolosi, twitterosi, feisbuccosi (!). Si, io con le parole ci gioco. Anche. Ho il titolo giusto per farlo.
Leggo, mi informo, taggo, ritaggo, ritaglio. E poi scrivo: di vita, di moda, di bellezza e di quel che mi va.
Io lo farei per passione questo mestiere, ci perderei il sonno migliore, non gli darei tregua nemmeno a Natale, o sulla spiaggia dell’isola più esotica. Voi che dite?
p

 

lunedì 11 marzo 2013

Bagaholic... e non voler guarire!



Esistono delle manie, piccole dipendenze, micro esplosioni di vanità femminile, dalle quali, diciamo la verità, non intendiamo assolutamente liberarci... Tutt'altro.
Coltiviamo queste dipendenze come se fossero virtù, dedichiamo ad esse il miglior tempo e le migliori risorse (intendendo quelle di tipo economico), le esibiamo in pubblico e ...non finiamo mai di vantarcene!!!


Tra queste, a parità di merito con la passione per le scarpe e per i cosmetici, guadagna il top della classifica, la passione (ma parlerei di qualcosa di più di passione…vera e propria dipendenza!) per le borse!
La borsa è come l'amica del cuore che non hai mai avuto o se l'hai avuto, è meglio dell'amica del cuore perché non ti tradirà mai, non inventerà bugie su di te, non ti abbandonerà mai ( a meno di non essere vittime di scippo!). Nella borsa riponi i segreti più inconfessabili, alla borsa confidi le tue necessità  e la fai custode dei tuoi oggetti più preziosi. Puoi anche avere tante migliori amiche tra le tue borse, nessuna sarà gelosa dell'altra anche quando tra di loro nominerai quella che ti accompagnerà nelle grandi occasioni e quella che verrà con te soltanto in treno o in autobus..

Olivia Palermo Chloè bag


E' incredibile quanti oggetti riemergano dai periodici censimenti che effettuo sul mio "parco borse". Oggetti ormai dati per persi, oppure semplicemente in attesa di un ritrovamento che sai che prima o poi avverrà ( in genere sempre "poi" e rigorosamente nel momento in cui hai già provveduto a ricomprare l'oggetto in questione), mollette per capelli in quantità industriali (quando ormai ti eri rassegnata ad usare delle penne come fermacapelli), caramelle dal gusto reinventato, sigarette spezzate (con spargimento di tabacco in ogni recesso della tua amata), burrocacao ormai trapassato alla fase liquida per poi tornare a quella solida ma variando nel gusto e nel colore, monete da 5 centesimi appiccicose per aver assistito alla metamorfosi delle caramelle, biglietti dell'autobus timbrati, matite rigorosamente spuntate... mondi possibili e impossibili, trasformazioni chimiche e metamorfosi biologiche...il tutto in quel  laboratorio di vita femminile che è la TUA borsa!

Jacqueline Kennedy- Gucci bag


 Secondo me dovrebbero venderle con tanto di bugiardino come le medicine e con l'avvertenza, scritta in grande sul davanti della dust bag può indurre stati di eccitazione seguiti da stati depressivi con relativo numero verde per segnalare i casi più gravi. E infatti è incomparabile lo stato di grazia che si prova nel solo visualizzare l'esistenza di una nuova borsa che ci piace.. Pensi che, solo se l'avrai, la tua vita sarà degna di essere vissuta, tu ti sentirai realizzata e tutto il mondo ti guarderà come si guarda a una "che sta avanti".. 

Grace Kelly- Hermès bag

Certi pensieri ormai le donne non li fanno più pensando agli uomini, li fanno pensando alle borse!!! All'euforia segue inevitabilmente lo stato depressivo...i primi segni cominciano quando si accerta il costo della beneamata...cifre assurde che poi, chissà per quale occulto meccanismo cerebrale, finiamo per considerare sempre meno assurde…Ci convinciamo che quei prezzi sono dovuti all’alto tasso fashion dell'oggetto, alla sua...come dire glamourosità, alla scelta dei materiali...al design così esclusivo, all'immancabile tocco dello stilista che le firma, ai particolari...insomma alla fine ci sembra quasi a buon mercato anche se abbiamo calcolato che prosciugherà i prossimi tre stipendi...inevitabile la parentesi depressiva di fronte alla constatazione che saremo fashion ma indebitate fino al collo.. Ma, come diceva il poeta... il naufragar m'è dolce in questo mare.... pertanto metteremo da parte il buon senso e dopo aver preparato l'armadio ad accogliere degnamente la nuova ospite, ci vestiremo di tutto punto e con falcate sicure ci dirigeremo verso lo store di turno, ad assicurarci un altro pezzo di strameritata femminilità!