venerdì 12 aprile 2013

A proposito del "Come ti senti oggi?"



La politica è un tema che poco “alligna” nei blog. E se cerco di capirne la ragione, mi rispondo che essa può essere rintracciata in diverse realtà. La prima, e forse la più rispondente al momento storico, è che l’attuale situazione (quella italiana in particolare) produce un crescente disinteresse delle persone che tendono quindi ad allontanarsi dalla politica, piuttosto che ad appassionarsene. La seconda è che molti parlano di politica riconducendo ad essa una serie di argomenti che spesso poco hanno a che fare con la politica stessa. La terza risiede nella famosa frase “è un argomento che non mi interessa”. Magari fosse solo un argomento!!!






La politica, storicamente parlando, è una nobile arte. Che poi ci sia la tendenza ad identificare la politica con “gli attori della politica”, questo è un errore e sicuramente non giova percorrerlo perché si rischia di perdersi dietro l’affannosa ricerca di “qualcuno a cui dare la colpa”. Colpa di cosa? In genere, di tutto quello che va male. Ovviamente, l’assenza di un governo, empasse che viviamo attualmente in Italia, colora del carattere di “emergenza” una serie di gravi e complesse problematiche che affliggono il Paese da tempo, oltre a rendere, per i vari schieramenti, ancora più vero il discorso appena fatto ovvero di perdersi, chi più, chi meno, in una accanita ricerca di un colpevole dell’attuale situazione, piuttosto che prodigarsi in concrete soluzioni. Dell’antica nobile arte cui accennavo in precedenza, quella di Platone, per intenderci, rimane ben poco. Resta sicuramente la componente retorica, intesa come capacità di parlare bene (ma non per tutti e non necessariamente come risultato di una preparazione culturale approfondita, anzi!), sfoderata soprattutto in imminenza elettorale. E resta poi l’azzeccatissima definizione di “scienza politica” intesa come materia contradditoria, sin dalla definizione stessa, giacché una scienza è una materia esatta, che non ammette errore, mentre la politica è un’arte costruita intorno al fattore umano, con tutte le sue mille sfaccettature, ripensamenti e volubilità che la rendono una materia tutt’altro che esatta! Ritengo che la politica sia diventata molto raggiungibile dalle persone. Non parlo di cariche, ovviamente. Mi spiego meglio: l’avvento delle nuove tecnologie, informatiche in particolare, ha reso disponibile l’accesso a strumenti di informazione e di espressione di opinioni che prima non esistevano, con tutto il corredo di conseguenze che ha comportato, sia in positivo che in negativo. Il voto dovrebbe pesare di più sulla coscienza del politico che lo riceve, se non altro perché ci vuole davvero poco per recapitargli un tweet al curaro o per taggarlo in qualche post di quelli che si ricordano più di qualsiasi santino elettorale. Inoltre, fattore per me affascinante e sul quale ripongo le migliori speranze, la tecnologia è l’unica che potrebbe consentirci, spesso a colpi di wikiscandali, di conoscere la vera verità (e perdonatemi il gioco di parole) sui personaggi e sulle ragioni reali che ispirano coloro che tengono in mano le redini del mondo.


 E non parlo di politica. No. Perchè sempre più mi convinco di una cosa: la politica ci costringe ogni giorno ad assistere ad un teatrino dove tre o quattro personaggi, pagati più e meglio di Ridge di Beautiful, recitano una manfrina che non è più degna neppure di una soap opera. E il metateatro, in questo caso, non è altro che un dialogo tra falsi, perché è vero che possiamo mandarli a quel paese o congratularci tramite facebook o twitter, ma lo faremo sempre e solo su quegli argomenti dei quali ci è dato sapere. 



Addentrarsi in una retrospettiva sulle responsabilità e i doveri della stampa è un argomento di tale portata che devo necessariamente rimandare a giorni in cui avrò più tempo unito alla giusta vena, oltre al fatto che rischierebbe di portarmi lontano dal discorso di oggi. Certo è che la stampa ha un ruolo fondamentale nel reggere il gioco ai politici. Credo che la realtà vada letta diversamente, a partire dal riconoscimento che non è la politica a tenere le redini del mondo. La politica ha un ruolo, ma non è quello fondamentale. Anzi, talvolta fa il “lavoro sporco” perché le spetta di tener buono il pubblico mentre le multinazionali disegnano i destini del mondo. Le multinazionali lavorano indisturbate, decidendo dei tre aspetti fondamentali della vita umana: salute, ambiente, denaro. E lasciano che poi sia la politica a litigare con la gente per argomenti che possono andare dalla Tav alla delinquenza minorile, passando per le tasse e per lo snellimento della burocrazia. Ma la cosa che mi lascia maggiormente sbalordita è questa: l’opinione pubblica in merito ai personaggi della politica tende, mediamente, a considerarli degli idioti arricchiti, incapaci, corrotti e rubaccioni. Sono le stesse persone alle quali affidiamo la risoluzione delle problematiche relative alla sicurezza, alla penuria di occupazione, alla sanità, al tanto abusato welfare!!



Un post non risolverà i problemi del mondo, però forse solleticherà qualche piccola riflessione e io sono una sostenitrice del Brainstorming, anche quando la tempesta è di breve durata. Sono consapevole dello stato di emergenza al quale siamo ridotti per colpe che in gran parte ricadono sul nostro (attualmente inesistente) sistema politico, sulla mancanza di un opportuno e valido strumento di espressione elettorale ma soprattutto ho una conoscenza diretta delle difficoltà che tutto questo porta nelle vite reali delle persone e delle famiglie, impegnate nello sforzo di rimanere tali anche in mezzo a questa bufera socio/economica.


In questo contesto non può esserci ancora gente che dice “la politica non mi interessa”, perché è come dire “non mi interessa il motivo per cui i miei progetti non si realizzano”. A me invece interessa moltissimo, soprattutto perché c’è un diritto del quale si parla poco, che racchiude tutti gli altri e li giustifica, ed è il solo per il quale dovremmo venire al mondo: è il diritto a poter rendere questo mondo un posto sempre migliore, per noi e per tutti coloro che verranno.