lunedì 29 aprile 2013

E ci vorrebbe più poesia a questo mondo.....



Un ottimo modo per migliorare se stessi è abituare la mente a frequentare i luoghi di cultura. Non necessariamente si tratta di luoghi polverosi, chiusi, silenziosi, dal vago tanfo di antico, custodi di storie e di saperi tramandati da generazioni. Talvolta capita di avere un improvviso attacco di “fame culturale”, una voglia di qualcosa di poetico o di due righe di romanzo scritte per bene, così, tanto per nutrire l’anima e la mente di qualcosa di sano e di ristoratore.
Capita così, una domenica pomeriggio, in un inaspettato quanto desiderato accenno di estate ortonese, di ritrovarsi presso la LibreriaMondadori di Ortona, per avere il privilegio e il piacere di assistere al battesimo letterario di un amico, Gianni Totaro, che con la sua raccolta di poesie “Morgana” arricchisce il panorama culturale locale di una collana di piccole preziose perle in versi. Coordinato dalla magistrale ed amichevole interpretazione di Anastasia Petruzziello, Gianni, riducendo la sua timidezza a mera empasse iniziale,  ha condiviso con i presenti una selezione delle sue poesie degli ultimi anni, pubblicata per i tipi di Tabula Fati, dell’editore abruzzese Marco Solfanelli.


"Morgana" ed. TBULA FATI

La poesia non è mai una scelta facile. Non lo è per chi la scrive, giacché egli è  tramite eletto attraverso il quale essa si fa voce. Non lo è per chi la legge, in quello sforzo sublime di concentrazione alla ricerca di una chiave che il più possibile si accosti alla cifra assoluta della sua interpretazione. Non lo è per chi la vive, anima raminga tra umori e percezioni che comunque svestono l’anima, esponendola a tutti i gradi di calore del giudizio altrui. La poesia non è mai banale, se vera poesia. Perché smuove circuiti inusitati, dove le ombre sono più fitte della luce, e va a provocare la loro reazione, che spesso si rivela inaspettata. E perché ha la pretesa di voler essere per un altro, quel che difficilmente sarà per chi la scrive, e ne dà conferma ad ogni accento, ad ogni cambio di rima, ad ogni scultura di vocabolo. La poesia è ricerca. Per chi scrive, come per chi ascolta, essa avrà avuto un senso solo se capace di trasportarci in qualche luogo. Non importa se sia un luogo lontano o vicino alla realtà, poiché basterebbe che essa fosse un modo per leggerla la realtà, piuttosto che per fuggirla. E già avrebbe arricchito ognuno di noi di una nuova prospettiva. Facendosi cultura.
Cosa chiedere di più ad un pomeriggio di mezza primavera ortonese?