martedì 18 giugno 2013

La (dura) vita al tempo delle App



Riflessione del pomeriggio: come sarebbe la mia vita senza Iphone (ma vale anche per Ipad)? O meglio: come sarebbe la mia vita senza App? C’è poco da fare i filosofi o i no global, le statistiche di vendita degli Smartphone e delle App parlano molto chiaro: queste palestre digitali (le chiamo così perché penso che, nell’evoluzione della specie, di sicuro ci attestiamo come la generazione dotata delle dita più agili e veloci) hanno ormai rivoluzionato il nostro modo di vivere, pensare, comunicare, socializzare, consumare e, perché no, di amare.
In realtà credo che, a parte qualche ottimizzazione, esistano poche  attività che non possano essere gestite in modalità virtuale. Qualche esempio. L’insegnamento. Per quanto tempo crediamo di potergliela ancora raccontare ai ragazzi che bisogna portare i libri a scuola, seguire le lezioni in classe per non perdere l’impareggiabile valore dell’apprendimento maturato con il quotidiano confronto con i docenti e con gli altri discenti. Per quanto tempo ancora vogliamo far finta che non svolgano le loro ricerche integralmente su internet, così come le traduzioni di latino (quand’anche non si rivolgano a siti a pagamento per superare le empasse meno felici di una versione di Seneca!!!), le elaborazioni del testo e così via?? Per quanto  tempo ancora vogliamo tenerli a bada con il pretesto di aule di informatica che sarebbe più corretto definire come Obitori informatici dove giacciono carcasse contenenti sistemi operativi che di operativo hanno solo il nome? La scuola, palestra di vita e di formazione, il luogo in cui il mondo contemporaneo dovrebbe essere rappresentato nelle sue accezioni migliori e più significative, dove dovrebbe maturare la coscienza dell’individuo circa il suo posto nella società, è tra gli esempi di strutture che maggiormente stentano ad allinearsi ad un adeguamento necessario e urgente. Evitiamo il capitolo colpe, please…che quando sento quali sono i principali capitoli di spesa di questo Paese, rimpiango la mia educazione cattolica…

Penso che in Italia non arriverà facilmente... App per confessarsi!!
Un altro esempio? La stragrande maggioranza dei cosiddetti lavori d’ufficio. Ma possibile che questa cosa deve essere appannaggio solo delle società anglosassoni e americane?? E possibile che l’idea di lavorare da casa abbia ancora  per troppa gente il sapore del  filone scolastico finalizzato al recupero degli ultimi tre mesi di studio accuratamente evitato per non saltare gli allenamenti di calcetto?? Possibile che i Verdi o gli ambientalisti siano attratti dalle lotte sperticate per difendere l’ambiente riproduttivo del Canarino del Mozambico, e sfugga loro che se una buona metà degli impiegati svolgesse il suo lavoro da casa, le nostre città sarebbero meno inquinate, la gente mangerebbe meglio e gli avvocati divorzisti potrebbero aver tempo per approfondire le teorie New Age, con buona pace di mezzo mondo??? Oltre al fatto che, ne sono certa, diminuirebbe drasticamente, la percentuale dei filoni scolastici?? E anche qui, evitiamo di passare in rassegna le scuse, soprattutto quelle per giustificare le lungaggini.
Andiamo avanti. Un altro esempio che mi viene in mente è ovviamente ( e qui lo so che sfondo una porta non aperta, addirittura scardinata) le modalità di esercizio del voto. Qualsiasi voto. Manca poco che vengano organizzate delle gite scolastiche per portare i ragazzi a visitare i seggi elettorali, occasione unica per capire cosa si intende per Preistoria. Modalità antidiluviane che, ad ogni nuovo appuntamento, confermano la loro obsolescenza e la totale inaffidabilità. E c’è pure qualcuno che ha avuto il coraggio di dire che se il voto si esercitasse in modalità elettronica, ci sarebbe il pericolo dei brogli!!!
Dato che l’elenco potrebbe allungarsi e, per natura, preferisco l’ottimismo, vorrei riprendere l’argomento di partenza e cogliere l’occasione per dire che le App sono proprio una grande figata e che, anche se qualche volta, lo ammetto, ne sono troppo rapita, è innegabile che danno valore aggiunto alla vita di tutti i giorni.. 


Cocoppa, App creata perchè Georgie non abbandoni mai il suo "mondo fatato"
 Ma vuoi mettere il piacere di svegliarsi ogni mattina e farsi un giro su Instagram per ispirare il look del giorno senza stare a scervellarsi davanti all’armadio con il rischio di fare tardi?? E poi, durante il tragitto in treno o autobus farsi i Depop altrui a caccia dell’abitino vintage per la festa di sabato sera? Fotografare il mondo con tutti i filtri possibili, per renderlo più vicino ai sogni o per sembrare tutti personaggi delle popolari serie cult del momento e dare il proprio quotidiano contributo alla crescita di Pinterest.


Che bello farsi i Garage altrui!!!


Pinterest...sennò non sei nessuno!!
Oppure essere immediatamente assaliti da un rigurgito di capitalismo e mettere in vendita su Ebay la moto, o la collezione di Dylan Dog alla quale si teneva più che alla propria sorella, o la borsa che era costata poco meno di una vacanza all inclusive in Messico, con la primigenia intenzione di tirare su qualche soldo, poi drammaticamente naufragata in uno shopping compulsivo dopo un giro sull’App di ZARA o di Amazon?? E che dire dei vari Candy Crash saga, Ruzzle, The Sims e compagnia bella che stanno contribuendo alla riscoperta di Pascoli e del fanciullino che piangeva silenzioso nello sgabuzzino del nostro super super Io???  E che dire dell’impareggiabile valore di una chiacchierata con l’amica lontana(in questi casi anche abitare in quartieri limitrofi autorizza a parlare di distanza significativa) svolta interamente su Whatsapp o Viber, e costellata di faccette, fotografie ed emoticon che ti sembra di essere tornata ai tempi delle figurine di Holly Hobbies? 

Perchè dire che usi Whatsapp non è come dire che stai chattando...

Infine scaricare su Facebook tutta la summa della propria filosofia di vita e aspettare, come solo il saggio sa fare, che il mondo dica “Mi piace” per sentirsi autorizzati a discettare ancora come l’oracolo di Delfi….
Ehhh cosa sarebbe la vita senza App…io penso che indietro non ci tornerei proprio e, quanto a chi lo nega, due sono i casi: o non ha imparato a scaricarle, oppure è stato sconfitto a Ruzzle, lui che a dieci anni era il campione incontrastato del Paroliere!


Photo by Pinterest


domenica 16 giugno 2013

Noi che.... stessa spiaggia, stesso mare



C’è stato un momento, anzi più di uno, in cui mi è capitato di pensare: vuoi vedere che sta per andare in onda uno di quei cambiamenti climatici assurdi e repentini per cui il mare lo vedremo solo sfogliando le foto degli anni scorsi?? Effettivamente, quest’anno le chiappe sono rimaste chiare più a lungo del solito a causa di una congiunzione meteorologica fantozziana che ha avuto le sue manifestazioni migliori sul far del week end, quando le nuvole parevano fare pernacchie di derisione all’italiano medio, mandando in malora i suoi progettini di week end in riva al mare.
Poi la preghiera miserevole dei proprietari degli stabilimenti balneari deve aver avuto la meglio e così, anche se in ritardo rispetto alle edizioni precedenti, eccoci finalmente di nuovo a mostrare le chiappe chiare! 

Noi....che dicevamo "ci stesse tanto largo in Paradiso"

Grandi novità quest’anno ai bagni Maristella del Lido Riccio, lo storico stabilimento balneare teatro delle mie estati da tempo ormai immemore. Eravamo partiti da una mega palma che proiettava la sua ombra fino alle isole Tremiti (che tempi erano quelli!!) per poi subire una drastica riduzione della tendopoli a margini sempre meno adatti alla tribù (che nel frattempo è diventata di ben cinque famiglie, senza considerare gli affini e gli occasionali). Ma grazie gli straordinari rapporti di buon vicinato, intrecciati a colpi di sangria e pizza home made oltre che di esilaranti tornei di scopa e briscola, abbiamo sempre potuto contare su dependances di emergenza meglio esplicabili come occupazioni semi lecite di lettini e sdraio di pertinenze limitrofe. Con ovvio ricambio reciproco del favore. Tutto, pur di non abbandonare quell’angolo di paradiso balneare, che in certe giornate (feriali) di quasi totale assenza degli irrinunciabili della spiaggia libera, ci regalava il singolare privilegio di un’ampia striscia di spiaggia a nostro esclusivo uso e consumo, dove esibirsi in veri e propri tornei a racchettoni, nelle versioni “familiare” o “con confinante di ombrellone”, o dove far sfogare i piccoli della tribù nella palese speranza di vederli collassare di stanchezza e di sonno.

Noi...che avevamo preso la palma per questo spettacolo


 Quest’anno siamo accerchiati. La nostra invidiabile condizione sta subendo restrizioni progressive alle quali il nostro spirito di adattamento mostra di non riuscire più a far fronte come una volta. Ombrelloni che spuntano da ogni angolo, spiaggia libera ridotta all’osso e soprattutto privacy esposta a continue violazioni….Noi che eravamo famosi per i nostri discreti catering domenicali, comprensivi di aperitivo e di merenda pomeridiana. 



Noi che in spiaggia ci manteniamo leggeri


Noi che eravamo capaci di pennichelle postprandiali anche in modalità verticale, quando l’ombra non era sufficiente per tutti. Noi che potevamo giocare a racchettoni con una mano mentre scartavamo gli assi con l’altra impegnata in un giro di briscola. 


Noi...che crediamo "fermamente" nei racchettoni


Noi, capaci di esibire cruciverba con attualità aggiornata ai tempi di Pertini accanto a  Ipad ultramoderni opportunamente resi impermeabili alla sabbia. Noi che….senza di noi la fila delle palme rischia l’ammutinamento…Teneteci “a cura” a noi….#sapevatelo

Noi...che tanto normali non lo siamo mai stati