mercoledì 24 luglio 2013

A tutto libro (sotto la palma)


Le letture dell’estate sono una benedizione. All’ombra della palma si allestiscono salotti letterari che non ti aspetti, con tanto di prestito di libri e sessioni di “riassunto e critica” con la vicina di ombrellone. Previsto anche l’angolo del consiglio e quello della riflessione silenziosa alias pisolino letterario. Dopo Gramellini ho voluto buttarmi alla cieca: ho scelto il romanzo di esordio di un’autrice americana, tale Meg Mullins, from New Mexico. Uno di quei libri che acquisti durante le “promo a peso” nei centri commerciali, che poi parcheggi in libreria per qualche tempo come riserva per i momenti in cui “non hai nulla da leggere”. E allora ti butti nell’ignoto. Non sai che genere ti aspetta, né che contenuto. Amo farmi di queste sorprese. Anzi, le migliori emozioni letterarie le ho provate così.
“Il mercante di tappeti” mi è piaciuto. Lui, il mercante, me lo immagino un uomo piuttosto smilzo, capelli in principio di brizzolamento, carnagione scuretta , grandi e profondi occhi marroni. Un modo di vestire di quelli che non ti auguri per il tuo futuro compagno, tipo camicia a scacchettoni, jeans con la piega e mocassino nero, ma tanto vive a New York e lì ognuno fa come gli pare. Uno di quelli che quando parlano pare sempre che stanno facendo domande, perché nella traduzione in americano ci si impegnano a tal punto che lo sforzo si sfoga alla fine della frase. Ushman Khan il suo nome. Ushman lascia Tabriz, cittadina dell’Iran, a seguito di un terremoto che gli ha portato via l’attività e un figlio in arrivo e approda alla Grande Mela dove, in breve tempo, avvia una fiorente attività di mercante di tappeti. La sua integrazione nella società americana appare difficilissima. A contrasto con l’apparente estrema facilità con la quale l’America si offre alla gente, con le sue promesse di libertà di essere e di diventare, con i suoi accenti falsamente libertini e ammiccanti, c’è una sola compagna perennemente al fianco di Ushman: la propria solitudine. 

 
La copertina de "Il mercante di tappeti"
A Tabriz, Ushman ha lasciato la moglie: il patto era che lei accudisse la madre inferma di Ushman fino a quando le condizioni economiche non avessero consentito di affidare la madre ad un istituto di cura e alla moglie di raggiungerlo in America. Questo il progetto. Altra la realtà. Farak, la moglie di Ushman, non ha alcuna intenzione di raggiungere il marito. Svogliatamente risponde alle sue telefonate, spaccia per dispersi o rotti i regali che lui le invia, raffredda ogni entusiasmo del marito affidando alla sua indifferenza il peso del dolore per quel figlio mai avuto da Ushman. Ad appagare la solitudine di Ushman, oltre alla signora Roberts, facoltosa e abituale cliente di Ushman, sempre in vena di carpire segreti all’uomo, arriva Stella, giovanissima studentessa americana, conosciuta per caso all’aereoporto. Dopo aver scoperto che Farak ha una relazione extraconiugale e che è in attesa di un figlio, Ushman cerca conforto in Stella, instaurando con lei un rapporto pieno di insicurezza e di soggezione: mentre Stella si apre con disinvoltura, Ushman vive nel timore di fare il passo sbagliato o di apparire figlio di una mentalità troppo distante. Paradossalmente sarà proprio Stella a peccare di eccessiva insicurezza e gelosia, convincendosi dell’esistenza di una relazione tra Ushman e la sua cliente, la Signora Roberts, fino alla fine a caccia dei segreti sentimentali dell’affascinante uomo orientale.
Anche questo romanzo mi è piaciuto, soprattutto per la capacità dell’autrice di rendere gli stati d’animo maschili, spesso trascurati in letteratura. E voi che state leggendo di bello? Forse “Le declinazioni dell’invisibile”? :)