giovedì 14 novembre 2013

to do, perché io ho un lifestyle



Programmare, listare, checkare, appuntare, spuntare….credo che se oltre ad avere una life, se si vuol essere degni di uno stylelife, queste siano operazioni fondamentali da rispettare, come minimo con tanto di tablet alla mano. L’agenda resiste, fa tanto “donna impegnata” ma, diciamocelo, ormai chi la compila più?
To do: cose da fare. Ho acquisito questa abitudine di recente. Mi sveglio e inizio a fare la lista delle cose da fare in giornata. Se poi la vena è particolarmente prolifica, posso programmare anche eventi o impegni per il medio/lungo termine. E assegnare delle date limite. Tipo: “da consumarsi entro il…”. Da quando faccio così mi sono accorta che l’idea di una giornata nella quale “non ho combinato nulla” è praticamente sparita. Se fare la spesa, andare alla posta, passare in banca, telefonare all’assicurazione, preparare una torta, leggere almeno trenta pagine di un libro, inventarsi un nuovo modo di preparare la verza (che odio), fare la ceretta, rimediare all’ultimo disastro compiuto lavando giacche di pelle in lavatrice, diventano a pieno titolo eventi, emancipando il loro pallido stato di “banalità del quotidiano”, il fine di una giornata così ricca di eventi, non può non essere memorabile e, in quanto tale, gratificante!
Se poi si aggiungono eventi davvero significativi quali: un viaggio inaspettato, un trasloco, un libro da scrivere, un lavoro nuovo da iniziare, o altre avventure del genere, il to do passa dalla formula silver a quella gold, con qualche puntata anche sul platinum e, come in una sorta di marketing piramidale, si percepiscono provvigioni anche dagli elementi sottostanti, incaricati di svolgere le mansioni silver, mentre noi siamo impegnate nelle formule superiori!
Con questo spirito e con tre quarti del pensiero rivolto alle decorazioni per l’albero di Natale (che quest’anno deve essere a tema shabby chic con richiami baby, dato l’arrivo del mio royal nephew), eccomi a “svelarvi” la mia personalissima lista delle tre cose to do absolutely before 31.12:

  • Realizzare almeno dieci delle ricette contenute nel volume di Rachel Khoo “La piccola cucina parigina”, l’unica donna che ha saputo restituirmi fiducia nelle mie doti culinarie, guadagnandosi appieno il costo del volume!


Photo by Google 

  • Andare a Torino, e poi, da sotto la Mole, contare esattamente 65 passi (se ne trovo uno in più chiedo il rimborso kilometrico) e raggiungere l’erboristeria Melissa, una sorta di paradiso dei sapori e degli odori perduti (almeno così me lo immagino via Instagram)

Photo by Google


  • Guardare l’intera serie di Being Erica, anche se la danno tipo alle 8 del mattino e mi ritrovo sempre ad usare spazzolino e dentifricio davanti alla tele piuttosto che davanti allo specchio del bagno. Lo streaming gratuito no, eh?

Photo by Google



Non sono ammesse proroghe, intesi?










lunedì 11 novembre 2013

Rosso Regale e gli indispensabili per una vita migliore...


La mania tutta femminile di affezionarsi agli oggetti è qualcosa che mi ha sempre affascinato e, essendone ormai una vittima accertata, ho cercato di farmela amica, piuttosto che combatterla. A volte è un’amicizia di vecchia data, come quella che si instaura con certi oggetti feticcio legati a momenti di vita particolari o a ricordi di infanzia, tipo la copertina ormai consumata o la bambola, inseparabile compagna di giochi che vorremmo continuare per tutta la vita. Diversamente veniamo colpite da oggetti che scatenano strani sentimenti quali “l’impossibilità di farne a meno”, la consapevolezza di “poter vivere una vita migliore possedendoli” oppure di” rendere più vero qualche sogno” grazie ad essi nonché di “sentirsi più sicure, amate e felici” accaparrandoseli.
Sono oggetti differenti quelli che rientrano a vario titolo nella categoria “gli indispensabili per una vita migliore” e potrei narrare di innamoramenti e di manie di possesso fino a Natale, periodo in cui, per eccellenza, il morbo del “deve essere mio” si riacutizza.
In genere, anzi, in assoluto, non ho innamoramenti per oggetti comuni, tutt’altro. Il mio occhio di falco si poggia sempre su qualcosa che racconta anche da muto, così, semplicemente rimanendo se stesso.  E’ come se gli oggetti mi cercassero, per parlarmi, per essere ascoltati per raccontarmi le loro storie, e per spiare le mie. E’ una “sublime reciproca curiosità di amorosi sensi” per citare, almeno in parte, qualche grande del passato, quella che si instaura tra di noi e ci fa ammettere reciprocamente alle nostre vite, siglando patti silenziosi ricchi dei migliori propositi di convivenza.
Ultimamente sto intrecciando una relazione semi complicata con Vivì, compagna di merende pomeridiane, di cappuccini bevuti al volo la mattina prima di uscire ma anche solo di semplice contemplazione dietro la vetrinetta della mia cucina. La semi complicazione è legata al fatto che trovare Vivì non è stato facile. Appartiene ad una razza nobile lei, e quindi lesina un po’ la sua presenza. Ma per fortuna esiste internet e, per chi ha certe manie, non si può far altro che peggiorare….

Vivì. Photo by me


Vivì è la tazza. Per antonomasia. Ma non solo. Il suo motto sembra pensato per me: "Piccole donne non crescono mai".
Nella linea di Rosso Regale, il brand che ha avuto l’idea eccezionale di realizzarla, ci sono linee meravigliose di complementi per la cucina e per la tavola…da far impazzire per quanto sono uniche e belle. Date uno sguardo qui sul sito di www.rossoregale.com, please!

Photo by Rosso Regale


Quando trovo oggetti di questo tipo non posso fare a meno di capire chi c’è dietro, quale sacro fuoco ispira certe persone e cercare di conoscerle, nella segreta speranza che  un po’ di quella eccezionale bravura possa posarsi anche su di me.

Photo By Rosso Regale


Uno dei motti di Rosso Regale. Photo by Rosso Regale

Ho imparato, entrando in contatto con vari brands, che dietro prodotti esclusivi, si nascondono sempre persone eccezionali e che gli oggetti che realizzano, altro non fanno che tradurre in concreto l’elezione del loro spirito. Per Rosso Regale, nulla di più vero. Un team di donne dal curriculum ricco di esperienze altisonanti e di una rara capacità di osservare e di esprimersi. E poi, come nelle migliori favole, una villa in mezzo alla campagna toscana a fare da nido alle idee e alla loro progettazione. Linee di prodotti in grado di declinare il bello e il fine nelle loro accezioni più raffinate.  E che packaging….Perché il mondo ha bisogno di bellezza, per essere più felice. N'est ce pas?