martedì 27 gennaio 2015

Vi ho mai parlato di Daniel Glattauer?

Le letture dell'ultimo mese rischiavano di perdersi nel vento ("Le ho mai raccontato del vento del Nord" Di D. Glattauer) o di essere travolte dalle onde ("La settima onda"di D. Glattauer). O forse l'obiettivo di chi le ha scritte era quello di scuotere. In un qualsiasi modo: fosse esso reale o immaginario. Mi sono imbattuta nel vento del nord in un pomeriggio di medio grigiore invernale, prima di sedermi davanti ad una tazza di the da White Bakery. La lettura si è presentata docile e invitante sin dal principio. Una di quelle cose leggere di cui ogni tanto senti il bisogno per acquietare la tua parte frivola, o per solleticarla ulteriormente. Emmi e Leo. E una caterva di email a costruire un rapporto che costruisce le sue basi su miliardi di parole, battute e ribattute davanti ad un pc, in una continua sfida a mantenere acceso l'interesse reciproco. Una mail recapitata all'indirizzo sbagliato fa da incipit a due brevi romanzi epistolari. Epistolari alla 2.0 direi. Sono mail quelle che i due protagonisti si scambiano. C'è tutto lo stile disinvolto e easy della comunicazione 2.0, quel tipo di
comunicazione immediato, che non ha bisogno di rispettare protocolli o registri particolari se non quelli della velocità, del MAIUSCOLO per sottolineare un tono di voce più alto, oppure dell'uso /abuso dei segni di punteggiatura ai quali affida l'affascinante sfera del "non detto".
Emmi e Leo sono esperti di questo genere di comunicazione, sono due contemporanei veri, di quelli che potremmo essere anche noi alfabetizzati del web, affamati di comunicazione digitale.
La simpatia è il leitmotiv che alimenta gli iniziali contatti tra i due sconosciuti. Non una simpatia scontata o elementare, ma uno scambio di erudite stoccate o di mordaci riferimenti ai propri vissuti, un sottolineare i rispettivi difetti nel momento opportuno, un catalogo di raffinate perle di seduzione e di cammei seducenti somministrati nei modi e nei tempi opportuni. Che inevitabilmente incontrano l'attenzione del lettore e solleticano la sua curiosità per i successivi sviluppi. Si raccontano Leo e Emmi. Interrogano le loro case perché facciano conoscere a ciascuno il proprio ambiente. Parlano del Vento del Nord, quel particolare vento  che soffia certe notti e che turba Emmi. Raccontano le proprie relazioni. E si cercano. All'inizio una volta al giorno, poi sempre più spesso, con quel ritmo convulso che talvolta scandisce i display di certi telefonini sintonizzati con il cuore...
Poi quel monitor tanto adorato diventa un ostacolo da aggirare, un vetro da sfondare perché altri sensi, più primordiali, rivendicano il proprio ruolo. E Leopardi fa capolino. Dall'illusione al vero.
Con tutto quel che esso comporta. Un elemento, il vero, che sarà il marito di Emmi ad invocare, dopo aver scoperto la relazione platonica tra sua moglie e lo sconosciuto Leo. Egli  "prega" Leo di incontrare sua moglie, in modo da riportarla alla realtà, certo della delusione che questa ne avrebbe ricavato. Ma Glattauer si fa furbo e cerca di diluire il più possibile la durata dell'illusione. E passano i giorni, i mesi. Quelli necessari per passare dal vento alle onde. Riprende dopo nove mesi la relazione tra Emmi e Leo, il quale nel frattempo ha cercato di "svoltare" la propria esistenza trasferendosi da Vienna a Boston, per poi rientrare a Vienna in compagnia di Pamela, la donna che dice di amare. Sta ora quasi del tutto a Emmi, alle sue doti di maliarda in versione nordica, riprendersi le attenzioni del suo compagno di penna virtuale...
Al di là dell'espediente letterario dell'epistolarità sui generis, Glattauer trasferisce nelle pagine dei suoi romanzi un ideale di donna molto interessante e rispetto alla quale si pone in singolare sintonia intellettuale. In queste pagine senti il sapore sottile ma chiaro della parità di genere. E non spiace neppure il modo nordico e a tratti "cerebrale " di confezionare la passione tra i due protagonisti. Quel tanto sottile da stuzzicare i sensi. Quel tanto garbato da approvarne gli esiti. 
Leggere per credere.




Posta un commento