sabato 16 maggio 2015

Nel tempo libero.... inventatevi un'App!





Quante volte, usando Facebook o Twitter avete pensato: “Cavoli, avrei potuto inventarlo io sto coso!” e mentre siete lì a darvi dell’imbecille per aver sempre pensato di realizzare l’impossibile o l’impensabile e mai il semplice, l’intuitivo, l’immediato, lo scontato, vi date da fare (mentalmente) per inventare un nuovo social di successo? Niente da fare… non è prerogativa per gli italiani. Noi siamo quelli del genio nella moda, nella cucina e nell’architettura. Dateci da inventare un menu per Obama e lo lasceremo a bocca aperta, dateci da confezionare un abito per Madonna e ne faremo la regina del Red Carpet… Le app non sono, non ancora, il nostro forte: quelle nascono nelle buie cantine polverose di qualche quindicenne brufoloso della provincia dell’Arkansas, con la canotta dei Lakers, oppure nelle periferie mentali di qualche adolescente incompreso, con gli occhialetti da nerd, che all’improvviso tira fuori dal cassetto il grafico della formula dei “soldi facili” e fa schizzare gli indici di Wall Street peggio di una Ferrari a Maranello.
Però,dai, confessiamolo: ma chi non ha mai pensato almeno una volta, di poter inventare un’App? Beh, lo dico in anteprima: sto elaborando una versione 2.0 del Portobello di Corrado, per aspiranti inventori di App. E per favore, Carlo Conti stia al suo posto!
Questo è il momento di Periscope e se non sapete cos’è, informatevi. Fino a qualche anno fa quando si parlava di politica sul treno oppure in classe, facevi la figura dell’idiota se non ti ricordavi i nomi delle principali cariche dello Stato e non sapevi individuare le testate giornalistiche abbinate ai principali partiti. ‘Na vergogna! Ora che il problema non si pone più, dal momento che non esiste più nulla di sensato per cui penarsi a livello politico, bisogna essere preparati sulle App, e in particolare su quelle “ di nicchia”, che presuppongano una certa “ricerca”. Insomma Facebook, Instagram e Twitter ormai sono l’ABC, se uno vuol darsi un tono, come minimo deve trascorrere 3/4 della giornata su Periscope o su Dubsmash. Se bazzicate su Merkaat equivale a fare il Master.












C’è però un aspetto che più di tutti mi appassiona del fenomeno “social”: siamo la generazione che invoca il Garante per la privacy anche quando qualcuno si avvicina un po’ troppo mentre siamo in fila dal salumiere, come è possibile che non ci facciamo nessun problema a scattarci selfie oppure a vivere in “live streaming” anche il momento (pessimo) del risveglio con gli occhi “a panda”,il pigiama patchwork confezionato abbinando l’ex tuta di papà con la maglietta tempestata di spot, omaggio del Giro d’Italia, e i capelli peggio della Bertè quando sta di vena buona???
Non trovate assurdamente interessante che moltissime persone  che si affannano a dichiararsi “riservate” e timide nelle biografie stringate di un social poi vivano stile Jim Carey in “The Truman Show” trasformando le loro esistenze in un perenne set per réclame di ogni genere?
La chiave di lettura è “condividere”: secoli di storia del Cristianesimo non hanno insegnato nulla sul valore della condivisione, rispetto a quello che stanno facendo i social.
Sorridi e condividi, mangia e condividi (virtualmente),compra le scarpe e condividi, va in palestra e condividi, anzi stracondividi… fin qua ci eravamo quasi abituati e come si dice “ ci stavamo adattando un po’ tutti”.





Periscope, consociata di Twitter, eleva alla potenza massima consentita l’attitudine alla condivisione: cosicchè diventa condivisibile la lezione di latino con la prof che, ignara di essere in live streaming, si sofferma sul “cum e congiuntivo” regalando le migliori perle dei suoi anni accademici a platee pervase solo da spirito goliardico, oppure ci si può sintonizzare sul canale del difensore del figlio della mamma di Baltimora che imbastisce un discorso con il muro della sua stanza, sui temi della violenza e del razzismo mentre cuoricini di ogni colore volano via come bolle di sapone e fioccano commenti sullo schermo….qualcuno vuol far vedere quanto è bello il mare del Salento a maggio, durante la settimana lavorativa e il pubblico gli chiede se sia disoccupato oppure se abbia vinto al gratta e vinci…Le ragazzine brufolose cercano di “acchiappare” aprendo il live streaming mentre si sparano pose soft buttando i capelli tutti da un lato e gonfiando le labbra a canotto o fumando una sigaretta…Una volta si diceva “ la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a pensare come viverla”… no, non ci siamo proprio “ La vita è quel che ti succede mentre passi da Facebook a Twitter e da Instragram a Periscope”. Aggiungerei: per molti, ma non per tutti!


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